Nella mattina di giovedì 12 marzo si è tenuto a Mestre l’incontro territoriale con i soci del Presidio Nord Est di Salesiani per il sociale, un momento di confronto e ascolto che si inserisce nel percorso di incontri territoriali promosso dalla rete associativa per rafforzare il dialogo con le realtà locali e costruire insieme una visione condivisa del lavoro educativo e sociale.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti di diverse opere e servizi attivi nel territorio, tra cui le realtà di Santa Maria La Longa, Gorizia, Udine, Mestre, Mogliano Veneto, Bardolino e Albarè, impegnate in comunità residenziali per minori e giovani adulti, centri diurni, percorsi di inserimento lavorativo, servizi per minori stranieri non accompagnati, attività di oratorio e doposcuola, oltre a iniziative di formazione professionale e accompagnamento dei giovani.

Il confronto, guidato tra gli altri da don Emanuele Zof, presidente di Salesiani per il sociale Nord Est, insieme ai direttori delle opere coinvolte e agli operatori presenti, si è sviluppato attorno ad alcune questioni centrali per il lavoro educativo e sociale della rete, alla presenza anche del Presidente nazionale, don Francesco Preite, del professore Andrea Farina, Focal point nazionale di Salesiani per il sociale per la tutela dei minori, del dott. Renato Cursi, coordinatore dell’Area Rete associativa e sviluppo della sede nazionale, delle dott.sse Francesca Iachini e Sara Shokry, collaboratrici dell’area Progettazione e volontariato della sede nazionale.

Educazione e comunità educante

Una prima riflessione ha riguardato la necessità di conoscere meglio i bisogni reali dei giovani e dei territori. Se da un lato le opere hanno una buona conoscenza dei beneficiari che accedono ai servizi, è emersa l’esigenza di sviluppare strumenti più ampi di analisi dei fabbisogni educativi, capaci di intercettare anche quei ragazzi che restano fuori dai circuiti di accoglienza e sostegno.

Allo stesso tempo è stata sottolineata l’importanza di rafforzare la comunità educante, sostenendo il lavoro degli educatori e affrontando alcune criticità sempre più evidenti: il turnover del personale, il riconoscimento professionale degli operatori sociali e il loro benessere lavorativo. In un contesto segnato da nuove fragilità adolescenziali e da cambiamenti sociali molto rapidi, diventa fondamentale investire sulla qualità educativa e sulla formazione delle comunità che accompagnano i giovani.

È emerso anche il bisogno di valorizzare la dimensione culturale dell’educazione, promuovendo una maggiore diffusione della cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e condividendo in modo più sistematico il patrimonio educativo maturato dalle opere salesiane.

Accoglienza e percorsi per i minori stranieri non accompagnati

Un altro tema centrale dell’incontro è stato quello dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), particolarmente rilevante nel Nord Est. Le opere del territorio stanno sperimentando percorsi formativi e di accompagnamento personalizzati, spesso costruiti per rispondere ai bisogni di ragazzi che arrivano in Italia già in età adolescenziale e che faticano ad accedere ai percorsi formativi tradizionali.

In questo contesto è emersa la necessità di rafforzare le alleanze tra i diversi soggetti educativi e formativi — scuola, formazione professionale, opere sociali e servizi territoriali — per costruire percorsi più flessibili e realmente centrati sulla persona.

Allo stesso tempo, è stata evidenziata l’importanza di sviluppare una riflessione più organica e condivisa su questi fenomeni, capace di sostenere anche azioni di advocacy e sensibilizzazione a livello territoriale e nazionale.

Nuove fragilità giovanili e seconde generazioni

Durante il confronto è stato posto l’accento anche sulle fragilità emergenti tra le seconde generazioni, spesso intercettate negli oratori e nei doposcuola. In molti casi si tratta di ragazzi che non rientrano nei circuiti dei servizi sociali, ma che vivono situazioni di disagio che possono sfociare in fenomeni di marginalità o devianza.

Per questo è stato proposto di rafforzare gli strumenti di osservazione e lettura dei territori, sviluppando anche forme di monitoraggio delle fragilità giovanili che possano aiutare le opere a progettare interventi educativi sempre più mirati.

Un percorso condiviso per la rete

L’incontro di Mestre è stato il sesto ed ultimo degli incontri territoriali previsti per il 2026 nel processo partecipativo “Organizzare la speranza”, attraverso cui Salesiani per il sociale sta promuovendo un percorso di riflessione e programmazione condivisa tra le diverse realtà della rete.

Momenti come questo permettono di mettere in comune esperienze, criticità e prospettive, rafforzando la collaborazione tra le opere e contribuendo alla costruzione di una visione comune del servizio educativo e sociale rivolto ai giovani più vulnerabili.

Il cammino proseguirà nei prossimi mesi con altri momenti di confronto e con l’Assemblea nazionale della rete, in programma dal 5 al 7 giugno 2026, occasione per continuare a costruire insieme le prospettive future dell’associazione.

“Nel nostro territorio il percorso “Organizzare la Speranza” è stato percepito come un’occasione concreta per mettere in dialogo esperienze che spesso lavorano in modo parallelo. Il segno più evidente emerso dall’incontro è stato il desiderio condiviso di leggere insieme i bisogni reali dei minori e dei giovani, andando oltre la semplice mappatura delle opere. La speranza nasce proprio dalla possibilità di costruire uno sguardo comune e una responsabilità educativa più condivisa – ha spiegato don Emanuele Zof. – Dal confronto è emersa con forza la priorità di una mappatura reale dei bisogni educativi dei minori e dei giovani del territorio, capace di coinvolgere non solo le opere sociali ma anche scuola, formazione professionale e oratori. Un’altra priorità riguarda il diritto allo studio per i minori stranieri non accompagnati, che spesso non trovano percorsi adeguati. Infine è stata evidenziata l’importanza di rafforzare alleanze educative tra i diversi ambienti salesiani. Uno degli aspetti più significativi è stato ascoltare esperienze simili alle nostre provenienti da altri territori, in particolare sulla difficoltà di accompagnare i minori stranieri non accompagnati nei percorsi educativi e formativi. Questo confronto ha fatto percepire con chiarezza il valore della rete nazionale: non solo come luogo di coordinamento, ma come spazio in cui condividere problemi, intuizioni e pratiche che nessuna realtà da sola riuscirebbe ad affrontare con la stessa forza”, conclude.