A Torino il 16 gennaio si sono riunite 40 persone da tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta per il primo incontro territoriale partecipativo “Organizzare la speranza”, chiamato ad aggiornare il Documento programmatico della rete associativa di Salesiani per il sociale per il triennio 2026-2029. L’incontro è stato aperto dall’intervento del Vicario Generale dei Salesiani di Don Bosco, don Stefano Martoglio, che ha sottolineato l’importanza di costruire insieme una visione per il futuro dell’impegno con e per i giovani più fragili. I partecipanti, guidati dal prof. Andrea Farina con la metodologia del World Cafè, hanno potuto dialogare per definire obiettivi, processi e interventi per quattro degli ambiti di intervento di Salesiani per il sociale: educazione, lavoro, accoglienza e formazione.

L’incontro è stato segnato anche dalla visita del Rettor Maggiore, don Fabio Attard, che ha incoraggiato tutti i partecipanti a vivere con fiducia le sfide dell’identità salesiana nell’impegno sociale ed educativo.

“A Torino abbiamo avviato il percorso “Organizzare la speranza”: non uno slogan, ma una scelta consapevole di mettersi insieme, di dare forma ai sogni e di trasformare l’impegno quotidiano in un progetto condiviso – ha detto don Francesco Preite, presidente nazionale di Salesiani per il sociale. “È l’avvio di un percorso associativo che nasce dall’ascolto, dalla corresponsabilità e dalla fiducia che il cambiamento sia possibile, quando viene costruito insieme. Perché ciò che conta non è solo la meta, ma il percorso condiviso, gli incontri, i passi fatti insieme”.

“I segni più belli di questo cammino condiviso, a mio avviso,  riguardando due ambiti differenti – dice don Alberto Goia, presidente del Comitato Piemonte e Valle d’Aosta – . A livello nazionale, come Salesiani per il sociale e Ufficio Opere per giovani vulnerabili la possibilità di ascolto di persone qualificate, carismaticamente ingaggiate e appassionate per questo tipo di lavoro. Oserei dire una base qualificata anche se, a volte, poco consapevole dell’orizzonte nazionale. A livello ispettoriale, invece, è emersa la volontà di rinvigorire la fiamma Pastorale a favore dei giovani poveri in modo trasversale. In questa azione ci aiuta molto l’ufficio nazionale, per esempio con il Tavolo di Animazione sociale che ci ha aiutato a leggere trasversalmente questa dimensione. Il percorso  nazionale ci regalato la consapevolezza di un orizzonte missionario ben più ampio di quello che quotidianamente avvertiamo. Nel nome di Don Bosco una comunità nazionale sogna, spera e agisce a favore dei giovani più vulnerabili, è qualcosa di profetico ed è un segno importante per la società nella quale viviamo”.