Il 16 febbraio si è incontrato il Comitato territoriale della Sicilia, in modalità online, guidato da don Alberto Anzalone, presidente.

L’incontro, al quale hanno partecipato 35 persone in rappresentanza dei 18 soci del Comitato, si è aperto con l’intervento di don Francesco Preite, presidente nazionale di Salesiani per il sociale che ha contestualizzato l’incontro nel percorso partecipativo “Organizzare la Speranza” 2026. Renato Cursi ha presentato invece la piattaforma “Organizzare la speranza” e ha avviato i lavori divisi nei tre ambiti di azione:
– Accoglienza
– Lavoro
– Educazione
Dopo i lavori di gruppo, si sono condivisi i risultati e date alcune comunicazioni.

Don Alberto Anzalone interpreta così il percorso partecipativo “Organizzare la Speranza”: “Nel nostro territorio della Sicilia “Organizzare la Speranza” ha significato passare dall’intuizione alla corresponsabilità. Non solo analisi dei bisogni, ma mappatura concreta delle fragilità educative e sociali, in dialogo con scuole, servizi e altre istituzioni. Segni di speranza sono emersi nella volontà di fare rete, nel desiderio di rilanciare l’oratorio centro giovanile come spazio generativo e nella scelta condivisa di rafforzare l’advocacy locale. Una speranza che prende forma e metodo.

Quali proposte o priorità emerse dal confronto con i partecipanti ritieni possano contribuire in modo significativo alla costruzione del nuovo Documento Programmatico nazionale per il triennio 2026–2029? “Dal confronto è emersa con forza la priorità della coprogettazione sociale stabile con enti locali, scuole e istituzioni, insieme al rafforzamento dei Comitati e Presìdi come luoghi di rappresentanza e advocacy. Centrale anche l’accompagnamento all’autonomia dei giovani in uscita dai percorsi di tutela, con strumenti concreti come borse lavoro Linee che possono dare al Documento 2026–2029 una chiara impronta trasformativa”.

Il percorso di Organizzare la Speranza ti ha dato modo di ascoltare e confrontarti con altre realtà: quale voce ascoltata o esperienza condivisa ti ha fatto apprezzare il valore di far parte di una rete nazionale? “Mi ha colpito la voce di chi, partendo da contesti molto fragili, ha raccontato esperienze di giustizia riparativa e tutela dei minori come scelta di campo educativa. Sentire che in territori diversi emergono le stesse priorità – lavoro di rete, formazione condivisa, presenza nei tavoli istituzionali – mi ha fatto percepire la forza di una visione comune. Non siamo realtà isolate, ma un’Italia Salesiana che impara insieme”.