Report Tavolo Educazione 2025/2026

Si è svolto il 15 gennaio dalle ore 11.00 alle 13.00 il secondo appuntamento del Tavolo Educazione.

Obiettivo dell’incontro è stato avviare il confronto e lo scambio da parte degli aderenti alla Rete che partecipano al Tavolo sul tema della prevenzione del disagio giovanile con un focus sulla prevenzione dell’uso di sostanze.

La proposta si coniuga con l’avvio di una comunità di pratiche nell’ambito del progetto Penso positivo che vede già coinvolti alcuni soggetti della Rete. L’incontro è stato facilitato dalla dott.ssa Elena Buccoliero, che ha proposto sollecitazioni e argomenti attorno ai quali è ruotata la riflessione e la condivisione delle pratiche.

Gli spunti forniti sono stati i seguenti:

  1. Quanto è lontana/vicina la preoccupazione delle sostanze pensando ai ragazzi e alle ragazze con cui ci si relaziona quotidianamente
  2. Quali sono le reti su cui sapete di poter fare riferimento le azioni che mettete in campo e le difficoltà che sentite di avere
  3. Difficoltà e aspettative su cosa può essere utile per proseguire un percorso di costruzione di comunità di pratiche

Pur essendo rappresentate molteplici identità legate alla tipologia di servizi (servizi residenziali, servizi di sostegno educativo e scolastico, progettualità per msna, servizi di accoglienza di minori del circuito penale, progetti educativi e di prevenzione) e alla dimensione territoriale (città metropolitane, piccole e medie città, paesi di provincia), i contributi dei circa 30 partecipanti hanno trovato molti punti di convergenza.

Di seguito gli elementi significativi emersi dal confronto:

La “normalizzazione” del consumo: il tema più ricorrente è stata la percezione di una totale normalizzazione dell’uso di sostanze (cannabis, alcol, ma anche droghe sintetiche e cocaina) tra i giovani. Il consumo è spesso tollerato dal contesto sociale e percepito dai ragazzi come un modo per “alleviare i problemi” o riempire vuoti legati alla noia.
La presenza di nuove forme di dipendenza, oltre alle sostanze tradizionali, è emersa una forte preoccupazione per la dipendenza da social media e per l’abbassamento dell’età del primo contatto (scuole medie ed elementari).

Approcci e strategie educative: i partecipanti hanno condiviso diverse modalità operative per affrontare il fenomeno. La relazione come strumento è l’approccio prevalente che si basa sull’ascolto non giudicante e sulla costruzione di un dialogo costante. L’obiettivo è mettere in discussione la normalizzazione attraverso il confronto, evitando di “spaventare” inutilmente i ragazzi, ma puntando sulla problematizzazione e sull’educazione emotiva.

Lavoro di strada e scuole: nelle attività di strada si intercetta un uso diversificato con un approccio di riduzione del danno. Nelle scuole, invece, si punta sulla formazione informativa riguardo ai rischi a lungo termine. Il metodo dell’educativa di strada viene individuato come lo strumento principale per intercettare i giovani nei loro contesti naturali. Il vantaggio di essere presenti nei luoghi non convenzionali non è una metodologia di lavoro praticata da tutti ma è riconosciuta come efficace e come una possibile sfida: uscire dai centri strutturati per incontrare i ragazzi nelle piazze e nelle strade con un approccio “salesiano”, ovvero accogliente e privo di pregiudizi.

Un elemento significativo e identitario ricorrente è il riferimento allo stile salesiano: la capacità di essere presenti nei luoghi di aggregazione (oratori, piazze), venendo riconosciuti dai giovani come figure accoglienti e credibili. Tuttavia a questo si collega un elemento di criticità relativo alla presenza di adeguate risorse professionali. Il confronto si apre dunque sulla possibilità di valorizzare e promuovere iniziative di formazione e coinvolgimento anche a figure presenti nella vita dei ragazzi, come catechisti, famiglie e allenatori. La valorizzazione di équipe multidisciplinari composte da soggetti con competenze diverse (anche senza titoli specifici) che possano portare punti di vista differenti e fare sintesi sui fenomeni intercettati.

Altro aspetto su cui si è riflettuto è la funzione del controllo: esiste un dibattito sull’efficacia del controllo (analisi, coinvolgimento delle forze dell’ordine) spesso ritenuto meno risolutivo rispetto all’intervento educativo diretto. Mentre per chi è in carico ai servizi dell’area penale vigono vincoli stretti, in altri contesti il solo controllo risulta spesso inefficace o controproducente, specialmente con i più giovani o con ragazzi stranieri che temono provvedimenti di espulsione.

Rispetto alle criticità e alle reti territoriali: nonostante l’impegno, sono emerse alcune sfide strutturali che rilevano una carenza di servizi specialistici ovvero la mancanza in alcuni territori di unità di strada o servizi pubblici (SerD) dedicati esclusivamente ai minori. Spesso i SerD sono strutturati per adulti rendendo difficile l’integrazione dei minori senza “mischiarli” a contesti inappropriati e i loro psicologi potrebbero non avere una formazione specifica per l’adolescenza. Ancora sulle reti territoriali si richiama la Rete Salesiana e altre realtà di Terzo Settore. La capacità di accoglienza e ascolto tipica dello stile salesiano permette di collaborare con oratori, parrocchie e diocesi. Si collabora inoltre con altri enti del Terzo Settore specializzati nell’informazione sulle sostanze. In alcuni territori si fa riferimento a unità di strada o servizi specifici per l’adolescenza come “O.n.d.a. 1” a Torino o progetti come “Area 15” a Bologna.

Nell’individuare possibili prospettive ed esigenze comuni dei partecipanti al Tavolo Educazione sul tema delle dipendenze sono emerse alcune proposte operative:

  • Iniziative formative specifiche sull’evoluzione delle sostanze attuali e sugli strumenti pratici per riconoscerle;
  • Rafforzamento della conoscenza dell’Educativa di strada attraverso la promozione di progettualità comuni, tenendo conto dei tempi necessari a questa metodologia per sedimentare e ottenere il riconoscimento dei ragazzi sul territorio;
  • Riflessione metodologica per un intervento nelle “terre di mezzo” il superamento del confine tra contesti protetti e situazioni di disagio estremo. Creare una connessione tra l’ambiente “protettivo” salesiano (comunità, oratori) e i gruppi di giovani che non vivono un disagio conclamato ma che abitano zone grigie dove il consumo è normalizzato;
  • Rendere il lavoro più concreto e meno frammentato standardizzando alcuni processi es. definire prassi e procedure condivise (protocolli operativi) che tengano conto delle differenze tra i vari servizi e contesti territoriali;
  • Focus sulla prevenzione sociale: spostare l’asse dell’intervento dalla repressione/punizione dei “soliti noti” a un’azione preventiva che coinvolga e responsabilizzi l’intera società.

Il 13 novembre si è svolto via zoom il Tavolo nazionale Educazione Tutela dei Minori ed Educazione Giovani promosso da Salesiani per il Sociale APS, con la partecipazione di 27 persone tra volontari, educatori, coordinatori di servizi, referenti di ambito territoriale.

In questo primo incontro l’obiettivo è stato quello di ripercorrere gli obiettivi definiti nel percorso “Organizzare la speranza” e raccolti nel documento programmatico per avviare il confronto che proseguirà con gli incontri territoriali.

Per ciascun obiettivo generale dell’ambito Educazione, riportato nel documento programmatico Organizzare la speranza, è stata avviata la riflessione circa l’attualità di tali obiettivi, la necessità di metterli maggiormente a fuoco proponendo una nuova declinazione degli stessi e le possibili azioni ad essi collegate. I temi emersi per ciascun obiettivo, che consideriamo spunti di riflessione per un lavoro che proseguirà oltre l’attività dei Tavoli, sono stati i seguenti:

Mappare i bisogni educativi e sociali nei territori: Partire dall’esistente valorizzando ciò che già è stato prodotto, tenere in considerazione le specificità regionali per poi elaborare una mappatura che possa avere valenza su tutto il territorio nazionale e che permetta un aggiornamento basato su un linguaggio comune.

Ampliare la categorizzazione dei servizi (oltre le definizioni di residenzialità e semi-residenzialità) per cogliere e includere anche i servizi che non strutturati. Le esperienze territoriali riportano una grande ricchezza di servizi che è importante riconoscere e valorizzare (es. esperienze di servizi di doposcuola, servizi di educativa territoriale, interventi di specialisti). Riflettere sul ruolo della scuola e sulla sua collocazione nella mappatura dei servizi.

Correlato ai bisogni educativi e sociali dei territori è emersa la fatica di individuare educatori qualificati, ancor maggiore se si fa riferimento ad educatori di “formazione salesiana”.

Rafforzare l’advocacy locale attraverso Comitati e Presidi: la riflessione sulla funzione di advocacy è stata collegata al precedente punto della mappatura dei bisogni e delle opportunità dei territori. La mappatura costituisce un punto di partenza per valorizzare il patrimonio di esperienza salesiana che è su tutto il territorio nazionale e trasformarlo in risorsa che orienti l’azione di advocacy in favore della tutela dei minori e delle loro famiglie per le situazioni di fragilità che si trovano ad affrontare.

Promuovere percorsi di giustizia riparativa: portare alla luce le esperienze già consolidate e dimostratesi buone partiche così da favorire uno scambio a livello territoriale e la promozione di nuove iniziative.

Accompagnare l’uscita dai percorsi di tutela: si sottolinea la necessità di creare degli spazi di formazione per operatori che operano nei servizi di accompagnamento e per le famiglie che si sperimentano nella pratica dell’affido. I territori riportano esperienze diverse ma sarebbe utile promuovere dei percorsi che propongano metodologia comuni per le azioni di sensibilizzazione e di accompagnamento delle famiglie.

Altri temi trasversali emersi che verranno ripresi durante i prossimi incontri dei Tavoli saranno i seguenti

Promuovere il confronto sui seguenti temi: dipendenze tradizionali e nuove dipendenze; identità di genere; coinvolgimento e partecipazione dei giovani.

Elemento condiviso ed emerso già in occasione di altri Tavoli tematici è quello della trasversalità e del collegamento tra le diverse aree (educazione, lavoro, migranti) con l’obiettivo di individuare risposte integrate ai bisogni emergenti, arricchire il confronto e le riflessioni e ottimizzare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Materiali utili

Giovani e dipendenze – CEI
Giovani e dipendenze – Contributi video
Giovani e periferie – Con i bambini

Sintesi del lavoro del Tavolo nazionale “Tutela dei minori” – Aprile 2025

Nel mese di aprile 2025 si è riunito in tre occasioni il Tavolo nazionale promosso da Salesiani per il Sociale dedicato al tema dell’educazione dei giovani e della tutela dei minori, con la partecipazione attiva di oltre venti realtà salesiane provenienti da tutta Italia, tra cui comunità residenziali, cooperative sociali, case famiglia e centri diurni. Gli incontri, coordinati da Sara Shokry con il supporto di Elena Buccoliero e Rino Balzano, hanno favorito il confronto tra operatori, educatori e responsabili sul campo, a partire da un’esperienza condivisa e da bisogni concreti.

Nel primo incontro (1° aprile), è emersa con forza la complessità del lavoro educativo con i minori in condizione di vulnerabilità, in particolare con giovani in fase di transizione all’età adulta, ragazzi in ritiro sociale e minori con disabilità. L’esercizio iniziale ha fatto emergere una visione condivisa del maltrattamento come negazione di diritti e come responsabilità collettiva, che interpella tanto le famiglie quanto le istituzioni. I partecipanti hanno espresso la necessità di ridefinire i confini del proprio ruolo educativo rispetto alle aspettative – spesso sproporzionate – dei servizi sociali. È stata apprezzata la condivisione di buone pratiche e percorsi formativi come quelli di “Storia Nova” e “Strade Nuove”.

Il secondo incontro (23 aprile) ha approfondito il tema della violenza assistita, a partire dalla lettura di testi e da una riflessione collettiva. Sono stati analizzati i meccanismi di trasmissione culturale della violenza e gli effetti sui minori: attaccamento disorganizzato, condotte adattive, solitudine e isolamento familiare. Diversi interventi hanno sottolineato l’importanza di distinguere il piano educativo da quello terapeutico e la necessità di riconoscere i bambini come soggetti di diritto, superando approcci basati solo sulla bigenitorialità formale. Si è anche discusso del ciclo intergenerazionale della violenza e della difficoltà, per molte ragazze, di uscire da relazioni disfunzionali apprese nell’infanzia.

Il terzo incontro (29 aprile) è stato dedicato alla riforma Cartabia e ai cambiamenti introdotti nella giustizia minorile. Elena Buccoliero ha illustrato i principali passaggi della riforma, soffermandosi sul nuovo articolo 403 e sulle modifiche procedurali, sostanziali e ordinamentali. Gli operatori hanno segnalato criticità: l’indebolimento del ruolo delle comunità nel rapporto con la magistratura, la mancanza di strumenti per i curatori speciali e il rischio che i minori vengano poco ascoltati nel nuovo assetto. Nella seconda parte dell’incontro è stato condiviso il Documento Programmatico del tavolo, invitando i partecipanti a contribuire con osservazioni e integrazioni. È stato espresso l’auspicio di rafforzare il lavoro del tavolo per il prossimo anno, prevedendo incontri più distanziati nel tempo, momenti in presenza e l’approfondimento di nuovi temi come il ritiro sociale e le questioni di genere.

Il ciclo di incontri ha rappresentato un’occasione preziosa di confronto, aggiornamento e coesione per la rete associativa salesiana, confermando la necessità di investire in una formazione continua, in alleanze territoriali e in una visione condivisa della tutela come compito educativo, sociale e politico.