REPORT TAVOLO ACCOGLIENZA 2025/2026

Incontro 3 febbraio 2026

Il Tavolo accoglienza, coordinato da don Emanuele Zof e Sara Shokry, si è incontrato in presenza a Roma il 3 febbraio. Presenti i referenti dei comitati e presidi, oltre ad alcuni membri dell’ufficio nazionale.

Micaela Valentino ha presentato brevemente l’esperienza del progetto pilota “Siamo con Voi” e consegna ai partecipanti la pubblicazione “Oltre l’emergenza”, che illustra il percorso e i risultati del modello salesiano di terza accoglienza sviluppato in questa progettualità.
“Siamo con Voi” nasce a seguito della richiesta di collaborazione a Salesiani per il Sociale per la realizzazione di corridoi informali dall’Afghanistan. Le 40 famiglie accolte sono state sostenute grazie al contributo della Fondazione Don Bosco Nel Mondo e alla collaborazione con Fondazione Pangea Onlus, rafforzando sia la rete interna che quella esterna di Salesiani per il sociale.
L’esperienza ha permesso di fare massa critica e di elaborare raccomandazioni oggi in fase di diffusione, in continuità con il paper di posizionamento “Mobilità umana e sviluppo” e con il seminario internazionale sull’accoglienza di migranti e rifugiati tenutosi a Malaga.

Francesca Iachini, rappresentante di Salesiani per il sociale presso il Tavolo Minori Migranti (TAMM), ha illustrato il contesto di nascita del Tavolo a seguito dell’approvazione della Legge Zampa, con l’obiettivo di promuovere un sistema di accoglienza rispettoso dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il suo intervento è stato incentrato sulle bozze del decreto legge in discussione in Consiglio dei Ministri il 5 febbraio, con particolare attenzione alle ricadute sui minori e sui MSNA.

Il gruppo concorda sull’impatto rilevante che le modifiche al prosieguo amministrativo potrebbero avere sulle comunità e sull’efficacia degli interventi educativi. Si rileva inoltre l’assenza di riferimenti alla figura del tutore volontario, già oggi particolarmente problematica.
DB2000 e Domani Coop. condividono esperienze in cui i tutori risultano assenti o, in alcuni casi, ostacolanti.

Emergono criticità legate alla disomogeneità territoriale dei sistemi di accoglienza, dovuta alla mancata obbligatorietà di adesione dei Comuni ai programmi. Questo comporta saturazione in alcuni territori, assenza di servizi in altri, difficoltà nella redistribuzione e ritardi nelle nomine dei tutori.
Un ulteriore vuoto riguarda la fase di permanenza dei minori negli hotspot all’arrivo in Italia, prima dell’inserimento nei centri di accoglienza.

Tra le altre misure previste dalla bozza:

  • sanzioni pecuniarie per genitori o tutori in caso di mancata vigilanza;
  • estensione dell’ammonimento del Questore anche ai minori tra i 12 e i 14 anni;
  • responsabilità civile e amministrativa di genitori e adulti di riferimento anche per il possesso di coltelli o strumenti simili.

Queste disposizioni comportano un aumento dei rischi per i tutori e una maggiore pressione repressiva sui minori, a fronte di una riduzione delle tutele. Pur trattandosi di bozze, la direzione intrapresa appare chiara e interroga profondamente gli operatori dell’accoglienza e la rete salesiana.
Con Andrea Farina si conclude la mattinata riflettendo sulla necessità di costruire una visione condivisa e un posizionamento comune della rete.

Il pomeriggio si apre con l’intervento di don Vincenzo Salerno, professore ordinario di Pedagogia e Storia della Pedagogia presso IUSVE e direttore della comunità San Luigi di Gorizia per MSNA.
La relazione, dal titolo “Invisibili e intrappolati: il paradosso degli UFM in Italia”, propone una lettura critica di un sistema che, pur avanzato sul piano normativo, presenta nella pratica forti elementi di esclusione. L’intervento invita inoltre a una visione educativa che integri pedagogia interculturale e carisma salesiano.

Viene sottolineata l’importanza dello studio continuo, personale e comunitario, per orientarsi nella complessità. Nonostante un quadro giuridico formalmente avanzato, persistono disomogeneità e vuoti applicativi. In questo contesto, l’educatore può svolgere un ruolo chiave attraverso l’osservazione partecipante, producendo dati etnografici di valore scientifico e trasformando le comunità in veri e propri osservatori di ricerca.

I principali meccanismi di esclusione vengono ricondotti a quattro “trappole concettuali”:

  • Shibboleth, come parola-soglia che genera esclusione;
  • puerocentrismo retorico, che nega l’agency dei ragazzi;
  • violenza amministrativa, legata a procedure solo apparentemente neutrali;
  • retorica dell’emergenza, che cronicizza l’inerzia del sistema.

La tutela proclamata rischia di diventare una trappola invisibile se non accompagnata dalla promozione dell’autonomia dei ragazzi. Altri elementi critici sono l’invisibilità digitale programmata e lo stereotipo della solitudine assoluta, che ignora la presenza – seppur distante – delle famiglie e il loro mandato educativo.

Vengono affrontati anche i temi dello sport e dello spazio pubblico come possibili fattori di esclusione, nonché le conseguenze psicosociali dell’invisibilità amministrativa.
Mutuando il concetto di “soggetto marrano” (Derrida), si evidenzia come i giovani siano costretti a semplificare la propria storia per superare barriere linguistiche, giuridiche e amministrative. I Salesiani sono chiamati a farsi promotori di ecosistemi educativi e di alleanze tra università, società civile e istituzioni, garantendo una supervisione umana dei processi burocratici.

Il gruppo riflette sul ruolo dell’educatore, sulla difficoltà di reperire figure qualificate e sul rischio di burnout, evidenziando la necessità di investire nel benessere e nella formazione delle équipe.
Riguardo alla presenza di ragazzi di altre fedi, emerge come non rappresenti un problema: pur non riconoscendo i simboli religiosi, i ragazzi riconoscono Don Bosco come figura educativa di riferimento.

Si apre infine il tema del posizionamento e dell’advocacy nei confronti delle istituzioni.

Il gruppo condivide l’idea di costruire un piano nazionale di monitoraggio, creando osservatori nelle comunità e strumenti utili anche per il lavoro quotidiano.

Vengono presentate alcune buone pratiche territoriali (Bologna e Torino), in particolare la collaborazione con i CPIA per la certificazione linguistica e l’alfabetizzazione funzionale all’inserimento lavorativo.

La riflessione finale si concentra sulle domande guida:

  • qual è il cuore dell’accoglienza;
  • quali sono gli shibboleth da superare.

Il cuore dell’accoglienza è la presenza: stare con i ragazzi, anche nel conflitto, coniugando tutela e responsabilizzazione. Centrale è il tema della regolarizzazione, spesso causa di fughe dai percorsi di accoglienza.
Richiamando Don Bosco, l’obiettivo resta offrire opportunità concrete per il futuro, senza sostituirsi al pubblico ma dialogando con esso.

Incontro online, 18 dicembre 2025

Partecipanti:
Sara Shokry, don Emanuele Zof, Andrea Farina, Giulia Venco , Monira Najibzada, Alberto Zanini, don Giampiero de Nardi, Cinzia Vella, Barbara Zaglio.

Aprono l’incontro Sara e don Emanuele che ricorda la ricorrenza della giornata internazionale dei migranti e come il carisma salesiano richieda un attenzione particolare agli ultimi.

Andrea ripercorre quanto emerso nel primo incontro. Il passaggio successivo è quello di trovare tra i quattro obiettivi quello prioritario. E’ importante arrivare a pochi punti semplici ma che siano concreti e realizzabili, che possano diventare un orizzonte valido per tutto il nazionale. Il primo elemento ricordato è la necessità di avere una visione unitaria e un linguaggio condiviso (Giulia aveva proposto una mappatura). La piattaforma digitale può essere uno strumento utile in tal senso. Il secondo elemento è il benessere tanto delle persone accolte quanto degli operatori (burnout e turn over altissimi).

Tema delle normative regionali e ruolo delle famiglie solidali (sostengono I centri e promuovono un cambio di narrazione e un cambio culturale). E’ importante che queste famiglie siano formate in maniera strutturata, possibile promuovere mobilità delle famiglie sul territorio nazionale?

Cinzia Vella crede che il tema più forte sia quello relativo alla costruzione di un modello salesiano di accoglienza che faccia riferimento al carisma salesiano e al sistema preventivo. Già si accolgono tantissime persone di fede musulmana. Soprattutto a sud ma anche a Torino è tornado forte il tema dei corridoi umanitari. In Italia non ci siamo esposti, in Siria I salesiani hanno lavorato tantissimo sui corridoi. DB200 ha lavorato a corridoi con Sant’Egidio, sarebbe importante lavorare a tutta la filiera non solo l’accoglienza e l’integrazione.

Secondo Andrea il problema è che I salesiani italiani nonostante lavorino tanto sul territorio fanno poca advocacy. L’advocacy però può essere rafforzata solo con un modello culturale forte. Dobbiamo partire dal modello e dalla visione comune.

Secondo don Emanuele può essere utile focalizzarci su questo obiettivo. Trovare punti di convergenza e buone prassi al fine di sviluppare il modello.

Don Alberto Zanini ha già condiviso del materiale che fa riferimento alla replicabilità (housing), anche la piattaforma può essere uno strumento utile per mettere insieme le esperienze di tutti gli operatori che lavorano all’accoglienza. Il modello salesiano deve essere un’orizzonte, l’approccio non può essere top down. Non serve un altro modello teorico. Ogni ambiente che lavora all’accoglienza può condividere concretamente la propria esperienza, a partire da questo si possono individuare punti di forza e debolezza in modo da accompagnare le realtà. A partire dalla narrazione (e quindi dalla riflessione che l’azione di narrare comporta) possiamo capire tutti insieme come migliorare e costruire un orizzonte.

Giulia Venco menziona il fatto che si è iniziato a lavorare ad un vademecum. Il dubbio è capire quanto l’esperienza di chi è nel tavolo sia significativa per tutto il nazionale. Possiamo riprendere la mappatura e il vademecum e ampliare il lavoro. La coprogettazione è un momento di scambio di prassi importantissimo, si possono poi promuovere scambvi di operatori.

Andrea risponde che sul tema della significatività non c’è dubbio che il tavolo sia rappresentativo per il nazionale. Ciò che emerge da qui arriva certamente al consiglio nazionale, non abbiamo la certezza che passi con I delegate ma sicuramente il lavoro fatto ha una risonanza. Per questo è importante puntare a pochi punti concreti e sfruttare al meglio la piattaforma.

Don Giampiero suggerisce l’utilizzo di una web app. Si dovrebbe convertire la piattaforma in una web app, non è un lavoro complicato (oppure avere entrambi gli strumenti).

Andrea e don Emanuele chiudono l’incontro dando appuntamento al gruppo al 3 febbraio, data in cui il tavolo si incontrerà in presenza. Utile ripartire dal lavoro già fatto lo scorso anno focalizzandoci sulle priorità che abbiamo individuato (costruzione di un modello di accoglienza che tenga insieme i valori salesiani e il benessere di tutti).

Incontro online, 6 novembre 2025

Il Tavolo accoglienza, coordinato da don Emanuele Zof e Sara Shokry, si è incontrato per la prima volta il 6 novembre. Presenti i rappresentati delle realtà che, nell’Italia salesiana, si occupano di accoglienza di migranti, specialmente di minori e rifugiati.

Presente all’incontro anche il prof. Andrea Farina che introduce il progetto “Organizzare la speranza”, avviato tre anni fa con una metodologia partecipativa e dal basso, che ha permesso di ascoltare le varie componenti dell’Italia salesiana. Il documento risultante, rilanciato dal direttivo per il triennio 2025–2028, propone obiettivi programmatici per ciascun ambito tematico. La visione attuale non intende sostituirsi alle realtà territoriali, ma guidare in modo strategico e responsabile la rete, promuovendo sinergie e coerenza tra le cinque aree di intervento. L’obiettivo è generare valore sociale, favorendo una pianificazione condivisa e sostenibile.
Andrea Farina illustra le priorità del documento programmatico:
1. Formazione e responsabilizzazione degli operatori e dei migranti.
2. Creazione di un osservatorio per monitorare vulnerabilità e bisogni emergenti.
3. Sviluppo di una narrazione culturale e politica sull’inclusione e l’accoglienza.
4. Costruzione di un modello salesiano di accoglienza e integrazione, che comprenda corridoi umanitari, housing, prosieguo amministrativo, formazione e lavoro.

Dopo una discussione tra i partecipanti sulla necessità individuare priorità strategiche in base alle risorse disponibili, il tavolo si è dato appuntamento al 18 dicembre.

Risultanze del Tavolo Migranti 2024-2025

Obiettivo generale e indicazioni operative per il documento programmatico 2025-2028 “Organizzare la Speranza”

Obiettivo generale

Promuovere una società plurale, giusta e solidale, contrastando le disuguaglianze sistemiche e affermando una cultura dei diritti attraverso percorsi stabili di accoglienza e inclusione, che riconoscano nei migranti soggetti attivi di cambiamento e cittadinanza, valorizzando l’educazione interculturale e la comunità educante come strumenti di trasformazione sociale.

1. Formare le comunità educanti all’accoglienza interculturale e alla lettura dei contesti
● Promuovere percorsi formativi comuni e continuativi che coinvolgano educatori, volontari, professionisti del settore ed ex allievi, per creare equipe integrate capaci di rispondere ai bisogni emergenti.
● Integrare il Sistema Preventivo di Don Bosco come modello pedagogico per la prevenzione delle fragilità nei percorsi educativi.
● Introdurre una valutazione periodica delle competenze acquisite nei percorsi formativi, per monitorare l’efficacia delle attività educative e migliorare i percorsi di crescita professionale.
● Favorire spazi di confronto e autoriflessione comunitaria nelle CEP, per costruire una cultura educativa interculturale e corresponsabile.
● Promuovere momenti di animazione interculturale e dialogo ecumenico, valorizzando l’educazione alla trascendenza come strumento di riconciliazione culturale e coesione sociale.
● Organizzare momenti di vita comunitaria tra educatori, volontari, consacrati e accolti, per rafforzare le relazioni e promuovere un senso di appartenenza autentico. L’oratorio deve essere riconosciuto come luogo privilegiato di formazione spirituale e interculturale, dove promuovere incontri e attività che favoriscano l’integrazione.

In sintesi – formare le comunità educanti all’accoglienza interculturale e alla lettura dei contesti. Sviluppare percorsi formativi comuni e continuativi per la creazioni di equipe integrate (es: educatori, volontari, professionisti, ex allievi,) integrando il sistema preventivo di Don Bosco come modello pedagogico, favorire spazi di confronto e auto-riflessione comunitaria promuovendo momenti di animazione interculturale e dialogo ecumenico, organizzare momenti di vita comunitaria tra educatori, volontari, consacrati e accolti riconoscendo la centralità dell’oratorio come luogo privilegiato di formazione spirituale e interculturale.

2. Creare un osservatorio delle fragilità invisibili e dei bisogni emergenti e uno spazio permanente di condivisione per le opere e i servizi della rete
● Costituire un osservatorio stabile per documentare, mappare e monitorare i bisogni emergenti e le fragilità invisibili derivanti da traumi post-migratori (es. salute mentale, violenza, minori soli, bisogni spirituali, traumi post-migratori), favorendo un flusso continuo di informazioni che restituisca e favorisca un processo di feedback continuo dalle opere e servizi della rete presenti sui territori.
● Creare uno spazio di co-progettazione e confronto strategico dove, a partire dai bisogni emersi e con il coinvolgimento attivo dei migranti, le opere possano discutere di strategie educative e di advocacy, nonché di progettualità condivise, attraverso lo scambio di strumenti, buone prassi e metodi innovativi, anche attraverso piattaforme digitali condivise. In sintesi: creare un osservatorio delle fragilità invisibili e dei bisogni emergenti e uno spazio permanente di condivisione per le opere e i servizi della rete. Costituire un osservatorio stabile per documentare, mappare e monitorare i bisogni emergenti e le fragilità invisibili derivanti da traumi post-migratori (es. salute mentale, violenza, minori soli, bisogni spirituali, traumi post-migratori), favorendo un flusso continuo di informazioni che restituisca e favorisca un processo di feedback continuo dai territori. Creare uno spazio di co-progettazione e confronto strategico dove si possa discutere di strategie educative e di advocacy, nonché di progettualità condivise, attraverso lo scambio di strumenti, buone prassi e metodi innovativi, anche attraverso piattaforme digitali condivise.

3. Promuovere una narrazione salesiana dell’inclusione come atto culturale e politico
● Raccontare l’accoglienza come normalità quotidiana, valorizzando le storie di vita e le pratiche educative che emergono nelle opere salesiane.
● Costruire un ecosistema narrativo integrato, che coinvolga media tradizionali, social network, scuole e comunità locali, per amplificare l’impatto delle storie.
● Attivare spazi di confronto nelle CEP per generare consapevolezza culturale e sociale sull’inclusione e i diritti dei migranti.
● Valorizzare l’oratorio come luogo di integrazione interculturale, promuovendo attività comunitarie, scambi culturali e laboratori di dialogo spirituale condiviso.
● Partecipare con protagonismo a tavoli e campagne tematiche nazionali ed europee (es. referendum cittadinanza, advocacy territoriale), rafforzando la rete di supporto alle opere salesiane.
● Coltivare reti reali e stabili tra le opere sociali della rete, evitando collaborazioni occasionali e promuovendo una partecipazione costante e strutturata.

In sintesi: promuovere una narrazione salesiana dell’inclusione come atto culturale e politico. Raccontare l’accoglienza come normalità quotidiana, anche tramite le CEP e gli oratori, valorizzando le storie di vita e le pratiche educative emergenti; costruire un ecosistema narrativo integrato, che coinvolga media tradizionali, social network, scuole e comunità locali, per amplificare l’impatto delle storie; coltivare reti reali e stabili tra le opere e servizi sociali della rete salesiana, evitando collaborazioni occasionali e agendo come rete di supporto partecipando con protagonismo a campagne e tavoli locali, nazionali ed europei.

4. Costruire un modello salesiano condiviso di accoglienza e integrazione che favorisca l’empowerment dei migranti
● Definire standard comuni e linee guida per le opere e i servizi sociali impegnati nelle migrazioni, ispirandosi alle esperienze consolidate di opere e servizi sociali della rete.
● Introdurre strumenti operativi chiari, come un Codice Etico Salesiano per orientare le pratiche educative, promuovendo una cultura dell’accoglienza condivisa.
● Promuovere filiere di accoglienza generative per garantire percorsi di continuità educativa a MSNA e neo-maggiorenni, favorendo il prosieguo amministrativo come strumento di continuità educativa e abitativa.
● Sperimentare modelli abitativi flessibili, comunitari e stabili, capaci di favorire l’autonomia abitativa e l’inclusione sociale, includendo i corridoi umanitari come buona prassi di ingresso sicuro e dignitoso.
● Riconoscere l’oratorio come spazio privilegiato di integrazione tra giovani locali e migranti, promuovendo attività interculturali, laboratori, momenti di vita condivisa e percorsi di crescita interna che stimolino il passaggio dall’accoglienza alla partecipazione attiva nelle comunità locali, fino a ruoli di responsabilità e leadership.
● Favorire l’ideazione e implementazione di progettualità che favoriscano l’empowerment ed il coinvolgimento attivo dei migranti, anche nelle scelte educative e comunitarie, promuovendo percorsi di leadership comunitaria per rafforzare le capacità decisionali e la partecipazione attiva nei contesti locali.

In sintesi: costruire un modello salesiano condiviso di accoglienza e integrazione che favorisca il protagonismo e l’empowerment dei migranti. Definire standard comuni e linee guida attraverso strumenti operativi chiari (es. codice etico salesiano dell’accoglienza), promuovere filiere di accoglienza generative per garantire a MSNA e neomaggiorenni dei percorsi di continuità educativa (corridoi umanitari, prosieguo amministrativo), ed abitativa attraverso modelli abitativi flessibili, comunitari e stabili, costruendo al contempo percorsi individualizzati che favoriscano il protagonismo e l’empowerment dei migranti all’interno delle comunità.